Oggi mi faccio un tatuaggio.
Spedisco a casa amiche stressate e rimango sola ad affrontare il mio, di stress, cercando di non farmi influenzare dal tempo che mi provoca attacchi di panico in mensa e mi viene da piangere e mi passa la fame, tra case amici litigi che si devono risolvere e soprattutto se c'è qualcuno davanti a me -qualcuno che non dovrebbe più farmi certi effetti, e sento sempre di più quel ritorno di fiamma come l'ultimo canto del cigno e poi tutto finito, e devo ammetterlo.
Mi fa infinitamente più male di quanto pensassi, mi sento spaesata come se davvero fosse finita una storia e allora sì, the first cut is the deepest e questo tatuaggio capita preciso: come sempre quando mi succede qualcosa di pesante devo viverlo su pelle, e allora se ho già diversi buchi alle orecchie e un buco al naso un tatuaggio è l'unico esorcismo possibile per una cosa così profonda.
Ma no, la mia piuma non sarà impregnata di dolore, se non quello dell'ago, ha ben altri significati e a culo tutto il resto. c'è questo dolore in sordina ma lo metto da parte perché mi sono rotta, e anche se a volte esplodo e faccio preoccupare le persone, e mi dispiace, sto facendo di tutto, giuro, di tutto per lasciarmi tutto questo alle spalle, contraddicendomi odiandomi e stimandomi e piangendo.
Piove. due giorni fa boccheggiavo dal caldo e la mia pressione era ai minimi storici. Non so esattamente cosa combinare della mia vita, mi lascio guidare da direttive altrui -esame di storia dell'arte l'undici esame di informatica il dodici linguistica il tre luglio letteratura il quattordici e il ventotto? critica? ce la farei? Non penso ma sarebbe bello. Intanto leggo un libro che è la base della mia tesi, quando ho tempo tra un Kirchner e un Duchamp, cerco di capire Balla e rinuncio a capire il cubismo, in generale mi lascio assorbire dallo studio e cerco di portare avanti questi esami fino alla laurea, laurea che vedo vicina e distante e confusa, una tesi che ancora non so su cosa ma so con chi, ed è LUI, che mi mette soggezione e simpatia umana allo stesso tempo ed è su un piedistallo da cui scende con tranquillità olimpica ed è un vecchietto adorabile e contemporaneamente un nume, Romano. Lup. Lui. E una tesi difficilissima e ancora da decifrare e poco tempo per interpretare i segnali, quando mi laureo? Quanto pretendi da me? Quanto pretendo da me?
Abbi pietà, ancora per un po'.
Agosto è ancora lontanissimo. E sarà cortissimo.
